LETTERA APERTA DEI PRECARI DELLA SCUOLA AL
PRESIDENTE NAPOLITANO
Gentilissimo
Presidente della Repubblica
i lavoratori precari della scuola italiana le scrivono in
nome della democrazia, della giustizia, dell'onestà di cui Lei è rimasto
l'unico garante: ci aiuti a "restare in vita".
Siamo più di 140.000 professionisti che hanno dedicato
alla scuola pubblica italiana tempo, passione, continui studi e aggiornamenti e
molte notti insonni per l’incertezza del nostro futuro.
Gentilissimo Presidente, ci appelliamo a lei come garante
delle istituzioni, poiché è stato inflitto un attacco, diretto e
"mortale", alla Scuola Pubblica Italiana.
Si sta smantellando la scuola statale: non a caso da mesi
la si sta distruggendo in ogni modo in televisione e sui giornali. Si vuole
annientarla, nella volontà di creare una scuola privata che ubbidisca alle
esigenze degli attuali governanti: una sorta di scuola – mercato.
Ma la scuola è un luogo di incontro e di crescita di
persone. Persone sono gli insegnanti e persone sono gli allievi. Compito degli
insegnanti è quello di educare la persona, essere unico ed irripetibile. Per
questo motivo essa non può avere come obiettivo unico l’essere in funzione
della richiesta del mercato.
Il rischio educativo che gli insegnanti assumono
nell’esercizio della propria professionalità è da decenni equamente ripartito
tra personale di ruolo e noi docenti precari. Da troppo tempo siamo usati,
umiliati con anni di "precariato" lavorativo, sociale e psicologico,
una sorta di limbo infinito, e rischiamo ora di essere cancellati come se non
fossimo mai esistititi o come se fossimo la causa del "malessere"
della scuola: siamo vittime del "terrorismo politico".
Un terrorismo che, anche se non fatto di bombe, ma di
numeri e contabilità, avrà la stessa entità e crudeltà e sarà devastante come
la peggiore strage.
Per giustificare tutto ciò, stiamo subendo un attacco
mediatico quotidiano e implacabile. Quando si dice "precari"- che
orribile parola!- la gente comune pensa a giovani imberbi e fannulloni che
cercano, senza arte né parte, una qualche strada futura. Non si pensa, invece,
a quelle migliaia di insegnanti laureati, specializzati, abilitati o
pluriabilitati in concorsi pubblici, che da anni ed anni (10, 15, anche 20),
con passione e professionalità, hanno permesso il normale funzionamento della
scuola pubblica italiana, assunti temporaneamente da uno Stato che di loro
aveva ed ha bisogno soltanto da settembre a giugno.
Nessuna società o industria privata potrebbe mai farlo. Lo
Stato, sì, lo fa da anni e anni.
I tagli della prossima, imminente finanziaria ci
cancellano. Sulla stampa eminenti giornalisti ci invitano a cercare un altro
lavoro, disprezzando o celando del tutto gli anni passati a superare esami,
corsi, specializzazioni.... (come lo Stato ci chiedeva) e contemporaneamente
insegnando su quelle cattedre di cui la scuola aveva bisogno.
Non si può dire ad un insegnante a 40, 45 anni o più, dopo
aver scelto per passione di insegnare, e non certo per ingordigia economica, di
cercarsi un altro lavoro!
La preghiamo Presidente, sia garante della COSTITUZIONE e
delle nostre leggi, dove si parla di diritto al lavoro, di diritto allo studio,
di scuola pubblica, di ASSUNZIONI di 150.000 PRECARI in TRE ANNI (legge
finanziaria del 2007), di contratti a tempo determinato che, se reiterati,
devono concludersi con l'assunzione.
Per questi motivi Le chiediamo di intervenire, con tutti
gli strumenti a sua disposizione, affinché nel nostro paese non si compia un
simile arbitrio.
Con speranza e osservanza
I PRECARI DELLA SCUOLA
FORUM PRECARISCUOLA ( www.precariscuola.135.it )