I PRECARI E LE SCUOLE PARITARIE
Tra pochi mesi gli insegnati precari saranno chiamati
ad aggiornare il proprio punteggio nelle nuove graduatorie ad esaurimento.
Questa circostanza sarà occasione per il ripresentarsi di una stortura che da anni
affligge la loro vita professionale: la valutazione piena del punteggio svolto
nelle scuole paritarie. Essa, allo stato attuale della legislazione, presenta
numerosi aspetti problematici che, vista l’attuale emergenza della situazione
del precariato scolastico, non è più possibile ignorare.
I docenti precari vivono la propria vita professionale all’interno dei
confini dati dalla graduatoria. In essa ogni docente ha una posizione
determinata dal servizio che ha svolto e dal punteggio che ha conseguito
tramite la procedura abilitante. Dalla posizione in graduatoria dipendono la
possibilità di essere contattati per le supplenze e, dopo un certo (?) numero
di anni, l’assunzione in ruolo.
L’attuale legislazione prevede l’attribuzione a ciascun docente della
scuola pubblica di 12 punti in graduatoria per ogni anno di servizio. Lo stesso
punteggio è riconosciuto anche agli insegnanti della scuola paritaria.
Perchè lo stato assume prioritariamente i dipendenti della “concorrenza”
invece di regolarizzare i propri precari?
Il paradosso consiste nel fatto che un docente, lavorando presso la scuola
paritaria, matura punteggio pieno in una graduatoria che non è stata affatto
consultata al momento della sua assunzione. Le scuole paritarie, infatti,
reclutano il proprio personale senza utilizzare alcuna graduatoria:
l’assunzione avviene in seguito a colloqui con gli aspiranti, in base ad una
procedura di reclutamento non assimilabile a quella degli usp per le nomine
annuali o delle scuole pubbliche per le supplenze. Questa disparità nella
modalità di assunzione non ha un riscontro nell’attribuzione del punteggio:
certamente la professione svolta dai docenti nella scuola paritaria e in quella
statale è la stessa ma le condizioni in base alle quali vi si accede non sono
analoghe, dal momento che le scuole paritarie non considerano né l’anzianità di
servizio né il voto di abilitazione.
Il lavoro dell’insegnante precario serve davvero allo Stato?
La scuola pubblica ha sempre bisogno di personale precario: diversamente non
potrebbe coprire le supplenze brevi e temporanee, né soddisfare le esigenze
relative all’organico di fatto. Il docente precario lavora per lo Stato senza
alcuna certezza relativa alla propria condizione professionale, viene
licenziato durante i mesi estivi, non può contare sulla continuità didattica, è
costretto a continui cambiamenti di sede; è inoltre disponibile a coprire posti
vacanti per supplenze brevi (anche solo per una o due settimane) in località
spesso impervie, ed è obbligato ad aspettare con ansia la riapertura delle gp,
virtualmente in balia delle modifiche apportate dal legislatore relativamente
alla valutazione di titoli e punteggi.
Tutto ciò non riguarda i docenti che lavorano presso le scuole paritarie:
essi sono assunti prevalentemente a tempo indeterminato o comunque per tutto
l’arco dell’anno scolastico, non sono condannati ad incarichi saltuari, non
subiscono cambiamenti di sede ed hanno diritto alla continuità didattica.
Soprattutto, chi presta servizio nella scuola paritaria risulta sempre
indisponibile alle chiamate dello Stato, comprese, ovviamente, quelle più
svantaggiose in termini di durata del contratto e di comodità di sede.
Il servizio reso nelle scuole dello Stato non dovrebbe essere
salvaguardato?
I sacrifici affrontati dai precari della scuola, però, non vengono
adeguatamente ricompensati dallo Stato: infatti un insegnante che abbia
lavorato esclusivamente presso la scuola pubblica, ad esempio per quindici
anni, viene posposto, al momento dell’immissione in ruolo, ad un collega che
abbia prestato servizio per tredici anni presso una scuola paritaria ma che
risulti avere un punteggio superiore: infatti i precari della scuola statale
maturano punteggio solo per i giorni in cui effettivamente hanno lavorato, e
non è raro che nell’arco di un anno scolastico essi non riescano a lavorare
continuativamente e quindi a vedersi riconoscere non solo ogni mensilità di
stipendio ma nemmeno i famigerati 12 punti. Quello che si determina ogni anno
al momento delle immissioni è un paradosso paragonabile a ciò che accadrebbe se
la Fiat preferisse assumere a tempo indeterminato un ex dipendente della Ford
piuttosto che regolarizzare un suo proprio dipendente a tempo determinato.
Insomma, accade spesso che i precari lavorino nella scuola pubblica allo
scopo di tenere in caldo il posto di ruolo per chi sceglie di lavorare per un
datore di lavoro privato fino alla chiamata a vita a da parte dello Stato.
Perchè proprio gli insegnanti delle scuole statali devono essere
penalizzati?
La condizione del precario nella scuola pubblica, dunque, non è rosea.
Certamente non lo è nemmeno quella del docente della scuola paritaria, dal
momento che quest’ultima offre una retribuzione inferiore e richiede un
monte-ore spesso maggiore rispetto alla pubblica: è questo il motivo per cui
gli insegnanti della paritaria, appena possono farlo senza eccessivi disagi,
passano nella statale.
Accettare queste condizioni di lavoro è però facoltà e scelta del singolo
insegnante, scelta che non può comportare una contropartita, in termini di
punteggio, in una graduatoria dello Stato, e soprattutto non può penalizzare i
precari che per lo Stato lavorano.
C’è una soluzione per un’equa attribuzione del punteggio nelle graduatorie
dello Stato?
Può essere condivisibile che lo Stato riconosca un punteggio per il
servizio svolto presso un istituto paritario: non c’è dubbio, infatti, che il
lavoro maturato in una scuola paritaria sia assimilabile, sul piano della
professionalità e delle mansioni, a quello svolto presso la scuola pubblica.
E’ tuttavia iniquo che questo riconoscimento sia identico a quello
attribuito a chi mette la propria professionalità esclusivamente a disposizione
dello Stato, con i disagi che questo comporta...
In considerazione di ciò i precari del forum www.precariscuola.135.it
chiedono il dimezzamento del punteggio di servizio svolto presso le scuole
paritarie al fine di sanare la situazione attuale che li vede duramente e
paradossalmente penalizzati.