PRECARISCUOLANEWS N.2

La Newsletter dei precari della scuola

E' un’iniziativa del FORUM PRECARISCUOLA ( http://bru64.altervista.org )

Questa newsletter non rappresenta una testata giornalistica, perché viene pubblicata senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001

A cura di: Brunello Arborio ( earbori@tin.it )

SOMMARIO

1) ASSEMBLEA NAZIONALE DEI PRECARI 30 NOVEMBRE: BOZZA DI PIATTAFORMA DA DISCUTERE

2) DAL TERRITORIO: PROTESTE DEI PRECARI A PALERMO E NAPOLI

3) GLI INSEGNANTI PRECARI SCRIVONO AL PRESIDENTE OBAMA

4) LETTERA DI UNA MAMMA PRECARIA ALLE FIGLIE TRA QUALCHE ANNO

5) L'ANGOLO DELLE MUSE: UN RACCONTO DI 100 PAROLE "APOLLO E DAFNE"

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ASSEMBLEA NAZIONALE DEI PRECARI 30 NOVEMBRE: BOZZA DI PIATTAFORMA DA DISCUTERE


Buon pomeriggio a tutti
in allegato inviamo LA PIATTAFORMA DEL MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI-ROMA
IN VISTA DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 30 NOVEMBRE.

Si tratta di una bozza di piattaforma, in quanto la stessa sarà completata e arricchita in occasione dell'assemblea nazionale.

CHIEDIAMO A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI DI PRECARI DI ANALIZZARE LA NOSTRA PIATTAFORMA E DI SPEDIRCI LE LORO per arrivare all'assemblea nazionale con le idee chiare sul quello che è lo stato generale del movimento dei precari in Italia.

IL 30 ci sarà una grande assemblea nazionale della scuola; tutta la mattinata sarà dedicata al precariato, e poi si confluirà con la piattaforma di tutti lavoratori precari della scuola discussa durante la mattina nella più generale assemblea sulla scuola.

Siamo convinti che il passaggio dell'assemblea sia estremamente importante, per costruire UNA MOBILITAZIONE UNITARIA DI TUTTI I PRECARI DELLA SCUOLA, che si inserisce all'interno del movimento generale di lotta per la scuola statale e il sapere critico.

E' importante per tutti noi condividere con un numero sempre più ampio di precari una piattaforma comune di rivendicazioni, per costruire COLLETTIVAMENTE l'assemblea nazionale dei precari.

mettetevi in contatto con noi
anche lasciando numeri telefonici.

un saluto

movimentoinsegnantiprecari@gmail.com

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LA PIATTAFORMA DEL MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI-ROMA.


Il movimento insegnanti precari rifiuta ogni tentativo di ridimensionamento della gestione statale dell’istruzione pubblica, che snatura la scuola statale nella sua funzione costituzionale del superamento delle differenze di sesso, religione, lingua, condizioni psico-fisiche e sociali.
Il sistema pubblico è il solo ad essere aperto a tutti, caratterizzato dalla libertà di insegnamento e dal pluralismo; esso è il solo modello che, se ben finanziato, può rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono l'eguaglianza dei cittadini. Questa funzione di emancipazione della scuola è stata notevolmente ridimensionata dalle politiche di tagli alle risorse destinate all’istruzione pubblica negli ultimi anni, in particolare con l’ultima manovra finanziaria della legge 133 (articolo 64). La piena attuazione dell’uguaglianza sostanziale richiede che sia assicurato a tutti i cittadini il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo personale e della partecipazione sociale, e ha come passaggio obbligato e ineliminabile la tutela di quanti abbiano minori possibilità culturali ed economiche.
La funzione principale che la scuola è chiamata a svolgere dalla Costituzione non è semplicemente quella di valorizzare gli alunni più meritevoli, ma di rendere possibile a tutti, compresi gli alunni più svantaggiati, la partecipazione attiva alla vita della scuola e successivamente della società. Invece, operazioni quali la reintroduzione del maestro unico, figura superata da decenni, cancellano anni di sperimentazione didattica e pedagogica basati sulla condivisione di responsabilità tra docenti e sugli approfondimenti disciplinari a favore del potenziamento, del recupero e dell’integrazione degli alunni.
“La promozione di una piena concorrenza tra istituzioni scolastiche” (PDL Aprea) che vede in competizione scuole pubbliche tra loro e scuole pubbliche con scuole private è alla base di un processo di destrutturazione del sistema dell’istruzione statale, che si sta evidenziando in maniera crescente. Il ridimensionamento del corpo docenti, l’aumento degli alunni per classe, la riduzione dell’orario d’insegnamento, l’accorpamento delle classi di concorso, la proposta di nuove forme di reclutamento (chiamate dirette dei dirigenti scolastici) e il ritorno del maestro unico, vanno di pari passo con una politica di attribuzione delle risorse modulate in funzione della capacità di ogni scuola di attrarre il maggior numero di studenti. La funzione emancipatrice della scuola viene condizionata da una logica prevalentemente mercantile dove il preside da primus inter pares, sottoposto alla volontà collettiva degli organi collegiali, diviene come dirigente scolastico un amministratore completamente assorbito dalla spasmodica ricerca di finanziamenti esterni tendenzialmente ridotti nel numero e nell’entità. La proposta d’introduzione delle fondazioni di diritto privato all’interno del consiglio d’amministrazione delle scuole e la conseguente riduzione della rappresentanza dei docenti non è altro che una conseguenza della riduzione dei fondi pubblici e della loro diseguale distribuzione. La paventata competizione tra scuola pubblica e privata si riduce, nei fatti, in una “privatizzazione” della scuola pubblica e dei rapporti di lavoro che in essa si esplicano.
Come insegnanti precari siamo direttamente sottoposti alla mannaia dei tagli. Qualora mantenessimo saltuariamente il nostro posto di lavoro ci troveremmo ad operare in una scuola nella quale i nostri diritti verrebbero ancor più calpestati: l’assunzione diretta da parte dei dirigenti scolastici alimenta quelle tendenze all’arbitrio ed alla mancanza di regole nell’assunzione che già oggi, in alcuni casi appaiono latenti. Quale libertà d’insegnamento ci potrà essere in una scuola nella quale un dirigente scolastico, rafforzato nel suo potere rispetto ad organi collegiali ridimensionati, viene pesantemente condizionato dalle direttive indicate dalle fondazioni private?
La combinazione di autoritarismo all’interno e di mercantilismo e subalternità verso le fondazioni all’esterno sviliscono la qualità della didattica, la scuola come fattore di partecipazione collettiva e di elaborazione di un sapere critico e, quindi, di uno sviluppo sociale ed intersoggettivo della persona.
La modificazione dello stato giuridico del docente, accompagnato dalla riduzione del livello della contrattazione nazionale rispetto a quella regionale e d’istituto elimineranno, di fatto, una reale rappresentanza delle RSU nelle scuole. A ciò si accompagna una stratificazione gerarchica delle varie figure di docente (iniziale, ordinario, esperto) la quale fa presagire una futura condizione di cannibalismo e di progressiva erosione di diritti e la ricattabilità continua nei confronti dell’intero corpo docente. La nostra condizione di precarietà verrà, di fatto, estesa all’insieme dei lavoratori della scuola, eliminando la condizione di pariteticità e cooperazione tra insegnanti, che è la migliore garanzia di qualità ed efficienza nel sistema dell’istruzione.
Dietro le roboanti proclamazioni di meritocrazia e lotta ai fannulloni si nasconde un modello di società fondato sulla miope esaltazione dell’individuo decontestualizzato che si traduce, nei fatti, nella svalutazione delle qualità personali e nella conseguente valorizzazione del servilismo, della continua ricerca dell’ambizione individuale e del clientelismo. L’attacco che riceviamo immediatamente come insegnanti precari si connette, quindi, organicamente con l’attacco che stanno subendo gli insegnanti di ruolo, il personale ATA, gli studenti medi ed universitari e, più in generale, l’intero comparto dell’istruzione e del complessivo mondo del lavoro. L’alleanza tra noi è posta nei fatti.
La lotta in difesa della scuola pubblica e della qualità dell’insegnamento, la capacità di emancipazione sociale che la contraddistingue sono direttamente collegate con la difesa dei diritti dei lavoratori che in essa operano, con l’estensione del principio di collegialità tra le sue componenti contro ogni logica di autoritarismo. Contrastiamo radicalmente la logica che scaturisce dall’articolo 64 della legge 133, dalla legge 169 e dal PDL Aprea e, soprattutto in virtù della nostra condizione di precari, rifiutiamo l’impianto complessivo della riforma della scuola e dell’Università.
La possibilità di ottenere dei risultati passa attraverso la nostra autorganizzazione, la costruzione di un movimento unitario di insegnanti precari all’interno del più ampio movimento in difesa dell’istruzione pubblica.
Le nostre richieste più immediate, che sottoponiamo alla discussione di tutte le componenti del precariato della scuola e dell’università, sono le seguenti:


- Abrogazione dell’ articolo 64 della legge 133 e della legge 169
- Ritiro della Proposta di legge “Aprea”
- Aumento dei fondi destinati all’istruzione statale
- Ripristino della pluralità docente e attuazione integrale del tempo pieno e modulare garantito nello stesso modo in tutte le regioni e finanziato dalla fiscalità generale
- Difesa dell’organico esistente docente e personale ATA
- Stabilizzazione dei 142.000 posti assegnati a livello nazionale dai vari CSA provinciali attraverso la trasformazione dell’organico di fatto in ruolo
- Stabilizzazione dell’organico di fatto del personale
- Sblocco del turn over sostituendo tutti gli insegnanti in pensionamento
- Abrogazione della modifica del Titolo V della Costituzione che trasferendo le competenze dallo Stato alle regioni, province e comuni nega il principio costituzionale secondo il quale la scuola privata e confessionale è garantita senza oneri per lo Stato (nel rispetto dell’articolo 33 della costituzione).
- Applicazione nelle scuole private e paritarie delle condizioni contrattuali e delle modalità di reclutamento vigenti per i lavoratori delle scuole statali.
- Rafforzamento del potere degli organi collegiali all’interno della scuola e della loro funzione decisionale.
- Assegnazione di tutte le cattedre intere e frazionate tramite graduatorie ad esaurimento.
- No al ridimensionamento dei Centri Territoriali Permanenti, che comporta una riduzione delle cattedre con la conseguente congestione delle graduatorie.

movimento insegnanti precari-Roma

Alleghiamo il seguente volantino rivendicativo, parte integrante della piattaforma.

PERCHE’ UN MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI?
Il movimento insegnanti precari è formato da insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Esso nasce dall’esigenza degli insegnanti precari di lottare in prima persona per i propri diritti, liberi da ingerenze di qualsiasi tipo.
Il nostro scopo è quello di organizzare un movimento ampio ed unitario del precariato della scuola, che si inserisca all'interno della generale mobilitazione della scuola e dell'università, contro i provvedimenti del Governo attuale.
Riteniamo che questa necessità sia oggi più urgente che in passato. Se i tagli alla scuola statale operati dal Governo compromettono pesantemente la qualità della didattica e le condizioni di lavoro di tutti i docenti, il peso maggiore delle riduzioni di spesa ricadrà direttamente sulla nostra pelle: una parte consistente degli insegnanti precari verrà estromessa dall’insegnamento; un’altra parte dovrà elemosinare a vita uno stipendio sempre più scarnificato dalle scuole private, uno stipendio che, già oggi, è ai limiti della sussistenza; un’altra parte ancora vedrà l’assunzione in ruolo come una prospettiva lontanissima.
La lotta contro la precarietà assume un significato singolare all’interno delle rivendicazioni generali sulla scuola pubblica. Come insegnanti precari siamo consapevoli che una scuola che ridefinisce lo stato giuridico degli insegnanti in funzione del nuovo paradigma della flessibilità (vedi proposta di legge Aprea n. 953) è una scuola che fa uso massiccio di precari. La flessibilità associata alle privatizzazioni e allo smantellamento della scuola statale trasforma gli insegnanti in liberi professionisti, che dovranno svendersi alle scuole trasformate in fondazioni, rendendo il precariato una regola.
Insomma, per noi lottare contro la precarietà nella scuola statale vuol dire lottare per una scuola pubblica che possa davvero realizzare il principio costituzionale del superamento di qualsiasi differenza. Lottare contro la precarietà nella scuola vuol dire rifiutare qualsiasi taglio all’istruzione statale, pretendere la trasformazione dell'organico di fatto in ruolo e lo sblocco del turn over, restituendo ai precari il posto lasciato libero dagli insegnanti in pensionamento. Lottare affinché anche gli studenti non debbano subire annualmente il peso degli avvicendamenti in organico. Non vogliamo più sentirci in esubero. Il lavoro che quotidianamente svolgiamo nelle scuole, in condizioni sempre più difficili, è fondamentale alla formazione degli studenti, e solamente la logica dei tagli, che imperversa da anni nelle politiche sull'istruzione, ci impedisce di lavorare tutti nelle migliori condizioni.
Se vogliamo rafforzare davvero la lotta degli insegnanti precari all'interno della mobilitazione generale della scuola e dell'università,
dobbiamo necessariamente coordinarci ed assumerci la responsabilità delle azioni rivendicative da intraprendere insieme.
Non possiamo aspettarci da altri la difesa dei nostri diritti, se non agiamo in prima persona per difenderli. Per questo, richiamiamo tutti i precari organizzati e non, a lavorare per costruire con noi
un'assemblea nazionale dei precari
per il 30 Novembre
in vista delle future mobilitazioni.
movimento insegnanti precari
movimentoinsegnantiprecari@gmail.com

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DAL TERRITORIO: PROTESTE DEI PRECARI A PALERMO E NAPOLI

PALERMO

Dall' 8 al 20 Novembre i precari di Palermo già "licenziati" dai tagli agli organici o con lo spauracchio di perdere il lavoro si sono mobilitati con un sit-in permanente a piazza Indipendenza. Hanno montato un gazebo e armati di microfoni, striscioni e volantini sono rimasti in piazza anche di notte; sono intervenuti al sit-in anche precari di Catania e Trapani.

Solidarietà è stata espressa da tutti i sindacati e da molti politici tra cui l'onorevole Di Pietro.

Incredibilmente i precari palermitani non sono ancora stati ricevuti dal Presidente della Regione Sicilia Lombardo.

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NAPOLI

DOMENICA 23 NOVEMBRE A NAPOLI, IN PIAZZA VITTORIA, I DOCENTI PRECARI HANNO
DECISO DI MANIFESTARE IL PROPRIO DISSENSO TRASFORMANDOSI IN PRECARI
LAVAVETRI. TUTTI IN STRADA COL KIT DEL PRECARIO LAVAVETRI: SECCHIO, SPAZZOLA
LAVAVETRI, MAGLIETTA CON LA SCRITTA: “PRECARIO=DOCENTE USA E GETTA”. IN
CAMBIO DELLA PULIZIA DEI VETRI DELLE AUTO, VERRA’ CHIESTO AGLI UTENTI DI
LEGGERE UN VOLANTINO CHE SARA’ DISTRIBUITO PER STRADA. CONTESTUALMENTE
SARANNO PRESENTI DEI BANCHETTI INFORMATIVI CON DOCENTI PRECARI E NON
PRECARI, PER DARE INFORMAZIONI SUGLI EFFETTI DELLA RIFORMA GELMINI-TREMONTI.

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GLI INSEGNANTI PRECARI SCRIVONO AL PRESIDENTE OBAMA

Caro Presidente Obama,
siamo un esercito di insegnanti, preparati. Abbiamo studiato nelle università italiane, abbiamo lavorato per anni, alcuni anche per decenni in questo paese, che ora ci rifiuta.
Abbiamo saputo che negli USA servono tanti insegnanti, ebbene noi ci mettiamo a disposizione per il Suo Paese.
Come fecero i nostri nonni, artefici del sogno americano, noi siamo disposti a venire a lavorare per gli Stati Uniti, per educare cittadini di una nazione di liberi e di eguali.
Lei ha detto : “Assumerò un esercito di insegnanti”.
Ebbene eccoci qui.
Siamo certi che la nostra disponibilità non risulterà sgradita a Lei e al suo popolo, che è anche il nostro popolo, perché il Suo sogno è anche il nostro.
Inviamo questa lettera all’Ambasciata americana, insieme ai nostri nomi e ai nostri indirizzi, attendendo con fiducia e certezza di venire a lavorare, in modo stabile e non più precario per qualcuno che ci vuole e che ci merita davvero.
Cittadino italiano.


Mister President Obama
we are an "army" of Italian teachers.
We are all well trained.
We attended Italian Universities,and we have been working for many years in the schools of our country,which now is rejecting us.Like once did our grandparents,who built the American dream,we are willing to come and teach in the USA,in order to educate citizens of a Nation who wants everybody free and equal.
So we are here.
We are sure that You and Your country will appreciate our willingness,because Your dream is our dream too!
We address this letter to the American Embassy in Italy with our names and address,waiting hopefully to come and work in lasting way and no more temporarily,for Someone who is looking for us and really deserves our work.

Italian Citizen

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Questa lettera scritta da Rosalinda Gianguzzi, docente precaria della scuola primaria di Palermo, ha vinto il premio settimanale del blog "Salvate la scuola pubblica!"


Lettera di una mamma precaria alle figlie fra qualche anno


Dolcissimi amori miei
Come ogni sera da quando eravate piccole mi chiedete"ci racconti una storia" ?
A volte sono favole a volte chiedete "raccontaci di quando eravamo piccole noi!".

Ed è quest'ultimo genere di storia che vi voglio raccontare oggi: voglio affidarvi una memoria, della quale non sono riusciuta a difendere la vita, ma spero ancora di tramandarne il ricordo.

Qualche anno fa quando voi eravate ancora più piccole c'era una scuola meravigliosa.
Pensate la scuola elementare italiana si chiamava primaria ed era libera, laica, gratuita ed aperta a tutti.

Era infatti pagata interamente dallo Stato e in ogni classe le materie erano affidate non ad un singolo maestro, ma a insegnanti specialisti e "specializzati" con gli anni, all'insegnamento di ogni disciplina.

C'era insomma un' insegnante prevalente, che si occupava di solito dell'ambito linguistico, poi un insegnante che si occupa dell'ambito matematico che aveva 2 classi, spesso un insegnante specialista che insegnava l'inglese, un insegnante che, come oggi insegnava religione (quello è rimasto uguale) e se in classe c'erano bambini diversamente abili c'era anche un insegnante chiamato di sostegno.

Era un modello eccellente, tra i primi 5 d'Europa, per tante ragioni.
Ogni insegnante conosceva bene quello che insegnava perchè negli anni si era specializzato, e non come oggi che siete voi bambini ad essere "specializzati" in ciò che la vostra insegnante ama di più insegnarvi.

Ogni bambino era valorizzato nelle proprie attitudini, perchè c'era spazio/tempo per ognuno.
Le classi erano di non più di 25 alunni e questo, permetteva a ciascuno, di trovare una valida relazione con l'adulto di riferimento.
Tra l'altro grazie alla pluralità docente tutti trovavano un loro punto di riferimento.

INOLTRE SI FORMAVANO VERE "SQUADRE", VERI TEAM, DI INSEGNANTI CHE AVEVANO 2 ORE LA SETTIMANA, PER CONFRONTARSI PARLARE, E A VOLTE ANCHE DISCUTERE, ma grazie a questi team, ogni bambino era speciale per qualcuno.

L'inglese non era come succede oggi insegnato con 2 canzoncine a Natale e fine anno, ma lo insegnava chi lo conosceva bene e amava insegnarlo.
Così come l'informatica: nessuno lasciava ricerche sul "mouse", dicendo che era argomento interdisciplinare con l'inglese.

C'era un solo computer in classe, spesso era dell'insegnante, ma tutti noi lo usavamo.
E chi lo sapeva usare, poteva fare vedere quello che sapeva fare o poteva discuterne con l'insegnante, anche perchè c'erano anche insegnanti giovani.

Si tesori miei, giovani maestri senza acciacchi, che venivano a scuola solo quando stavano bene, e non nervosi per i dolori, la febbre etc.
Anche perchè se stavano male potevano stare a casa, e non sgridavano gli alunni perchè portatori di malattie.
Infatti se si assentavano chiamavano un supplente.

C'era una seccatura, che molti insegnanti bravi, cambiavano spesso la sede, venivano chiamati precari, ma quasi sempre dove arrivavano lasciavano un segno di freschezza, innovazione e voglia di fare!
Era come se la scuola avesse più respiro, e anche non si sentisse quel fastidioso odore di colonia, balsamo tigre e muffa.

Anche i voti non esistevano, c'erano giudizi, perchè erano legati non ad una scala di merito in cui sul podio salivano solo i primi col 6, ma che valutava il raggiungimento degli obiettivi, per cui si diceva sufficiente, buono etc.

Parole, se vogliamo più "gentili" dei freddi numeri, che anche se c'era un "non sufficiente", non era una condanna, ma uno stimolo a fare di più e meglio.

Poi c'era il tempo pieno, si usciva cioè a scuola alle 4, (normalmente alle 13,30/14) e non era male come immaginate voi.
Perchè oggi rabbrividite all'idea di stare 1 minuto di più con quella maestra, che poverina, non è male, è solo anziana, stanca, sofferente, nervosa perchè deve fare 1000 cose e non ha certo il tempo di ascoltarvi.

C'erano altri insegnanti, che facevano fare varie attività: i compiti, decoupage, burattini, giochi riciclaggio.
Per la verità non erano sempre utili questi progetti, ma ai bambini piacevano e anche a noi genitori, ci toglievano tante rogne, ed era tutto gratis.

Noi non eravamo costretti a pagare, chi andava a prendere i bambini a scuola, dava loro da mangiare, gli facesse fare i compiti, per poi sentirvi comunque stanchi e annoiati la sera, perchè siete stati ad annoiarvi in una scuola di "piccoli"!

Insomma era scuola davvero bella, senza sponsor da ringraziare acquistando i loro prodotti, per continuare a far si, che alleggeriscano le rette della scuola.
Senza consiglio di amministrazione, che dice sempre che soldi non ce n'è e dobbiamo fare ANCORA sacrifici.

E sapete una cosa?
La vostra mamma ne faceva parte, era proprio una precaria.
Perchè ridete? Non sto prendendovi in giro, anche se oggi mi vedete così dismessa e con la ramazza in mano vi assicuro che è così.

Ho combattuto strenuamente insieme ad altri colleghi per far si che quella fosse la Vostra scuola, non ci sono riuscita.
L'allora ministro Gelmini, una giovane zelante esecutrice, abbandonata dal governo e dalla memoria quando i genitori capirono cosa aveva fatto ed insorsero (era tardi purtroppo), ormai l'aveva attuata.

E se non sono riuscita a mantenerla in vita per me, e soprattutto per voi, almeno voglio affidarvene il mio ricordo.
Vi amo
Rosalinda Gianguzzi

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Questo racconto scritto da Mara Alei, docente di Italiano e Latino della provincia di Roma, ha una curiosa caratteristica: è lungo esattamente 100 parole.
Altri racconti, romanzi e recensioni della stessa scrittrice sono presenti sul suo sito
http://digilander.libero.it/mara.alei e sul suo blog http://blog.libero.it/maraalei


APOLLO E DAFNE

La pianta si trova in un campo, custodita con amore da un vecchio, come fosse una donna. Si dice che quella pianta sia Dafne, la fanciulla di cui si innamorò Apollo. Lei fuggì via veloce, il dio, disperato, la inseguì, l’afferrò e… lei si trasformò in una pianta d’alloro. Apollo sentì sotto le sue dita la morbida pelle di lei trasformarsi in ruvida corteccia, i capelli divenire rami frondosi… subito fu disperazione! Qualcuno sostiene che il vecchio che cura la pianta con tanto amore sia proprio lui, Apollo, nell’attesa che un giorno quel tronco torni ad essere la splendida Dafne.

 

 

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